Storia Del Giappone Moderna

L'imperatore Meiji
L'imperatore Meiji

Periodo Meiji

 

Durante il Periodo Meiji e fino alla fine della seconda guerra mondiale, la legge che vietava il cristianesimo rimase in vigore, anche se tecnicamente la Costituzione Meiji consentiva la libertà di culto. Di fatto il cristianesimo era ancora una religione illegale in Giappone e restava punibile con la morte. Con le nuove riforme Nagasaki si aprì ai commerci, ma rimase in vigore sia la proibizione del cristianesimo che la persecuzione da parte del governo.

L'imperatore Taisho
L'imperatore Taisho

Periodo Taisho

 

All’imperatore Mutsuhito succedette nel 1912 Taisho, il cui precario stato di salute favorì il consolidarsi del ruolo politico dei militari. Nell’agosto del 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, il Giappone inviò un ultimatum alla Germania, con cui si richiedeva l’evacuazione del territorio di Jiaozhou (Kiaochow), nella Cina nordorientale. Al rifiuto da parte dei tedeschi, il Giappone entrò in guerra a fianco degli Alleati, occupando le isole tedesche nel Pacifico. Nel 1915 il Giappone presentò alla Cina le “ventuno richieste”, in merito alla concessione di privilegi industriali, ferroviari e minerari, che rappresentarono la prima affermazione della politica giapponese di dominio in Cina e in Estremo Oriente. Nel 1916 la Cina cedette al Giappone i diritti commerciali nella Mongolia interna e nella Manciuria meridionale.

Il trattato di pace che concluse la prima guerra mondiale assegnò al Giappone le isole che aveva occupato nel Pacifico, a titolo di mandato della Società delle Nazioni, della quale il paese divenne membro statutario. Il Giappone ottenne anche la concessione di Jiaozhou, che tuttavia dovette restituire alla Cina nel 1922 in base al trattato di Shandong, stipulato durante la conferenza di Washington dello stesso anno.


Festa ricorrente "Showa no Hi"
Festa ricorrente "Showa no Hi"

Periodo Showa

 

Gli obiettivi dichiarati dell’occupazione statunitense del Giappone erano la democratizzazione dell’ordinamento dello stato giapponese e il ristabilimento di un’economia industriale di pace. Un programma di riforma agraria, inteso a promuovere la proprietà contadina della terra, fu avviato nel 1947. Alle donne fu concesso il diritto di voto nelle prime elezioni generali del dopoguerra, nell’aprile 1946, che portarono 38 donne alla Dieta giapponese. Una nuova Costituzione, voluta dagli Stati Uniti, entrò in vigore nel maggio del 1947.

Durante il 1950, i negoziati concernenti il trattato di pace giapponese furono segnati da importanti divergenze tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. In maggio a John Foster Dulles, consigliere del segretario di stato statunitense, venne conferito l’incarico di redigere il trattato, che fu pronto il 12 luglio del 1951. Ai primi di settembre si aprì a San Francisco la conferenza di pace, a cui gli Stati Uniti invitarono 55 paesi, escluse la Cina nazionalista (Taiwan) e la Repubblica popolare cinese. Il trattato fu sottoscritto da 49 paesi, tra cui il Giappone, mentre non venne approvato dall’URSS, dalla Cecoslovacchia e dalla Polonia. In base al trattato di pace, il Giappone rinunciava a ogni pretesa sulla Corea, Taiwan, le isole Curili, Sahalin e le isole in amministrazione mandataria. Nel contempo, Stati Uniti e Giappone firmarono un accordo bilaterale, in base al quale gli Stati Uniti mantenevano basi militari e forze armate in Giappone e nei territori circostanti a titolo di difesa del paese.

Il 28 aprile 1952 il trattato di pace entrò in vigore e il Giappone riacquistò piena sovranità. Nel corso dell’anno il governo giapponese concluse trattati di pace o riaprì le relazioni diplomatiche con Taiwan, la Birmania, l’India e la Iugoslavia. Nel corso del 1953 gli Stati Uniti spinsero quindi attivamente il Giappone al riarmo, come misura di tutela contro un eventuale attacco sovietico. In agosto i due paesi firmarono un trattato di aiuto inerente alla produzione giapponese di armamenti e nel marzo del 1954 fu sottoscritto un patto di reciproca difesa. La risoluzione delle controversie internazionali fu definita nel 1956 con l’ingresso del Giappone nell’ONU.

Gli anni Sessanta, che furono suggellati da due manifestazioni di grande richiamo internazionale (le Olimpiadi di Tokyo, nel 1960, e l’Esposizione universale di Osaka, nel 1970), videro il Giappone salire ai vertici della produzione mondiale. Sul piano politico fu cruciale la riapertura di relazioni diplomatiche con la Cina (1972). In politica interna, in seguito a un grave scandalo (in cui sembra fossero coinvolti diversi uomini politici e industriali e una società aerospaziale statunitense, la Lockheed), per la prima volta il Partito liberal-democratico (Jiyu Minshu-to o Jiminto) perse, in occasione delle elezioni del dicembre 1976, la maggioranza alla Camera bassa: da allora vari rappresentanti del partito si avvicendarono alla carica di primo ministro fino al novembre del 1982, quando venne nominato Nakasone Yasuhiro.

Dopo un calo di consensi nel 1983, i liberaldemocratici riportarono una schiacciante vittoria elettorale nel 1986, e Noboru Takeshita sostituì Nakasone nel novembre del 1987. Intorno alla metà degli anni Ottanta la crescita dell’economia giapponese cominciò a rallentare, anche a causa della debolezza del dollaro rispetto allo yen, che provocò un calo delle esportazioni.

Il fungo nucleare della esplosione atomica sopra Nagasaki che sale fino a 18 chilometri nell'aria nel mattino del 9 agosto 1945.
Il fungo nucleare della esplosione atomica sopra Nagasaki che sale fino a 18 chilometri nell'aria nel mattino del 9 agosto 1945.

Qui di mia spontanea volontà e per mio ostile pensiero decido di non raccontare approfonditamente cosa successe in quanto tutti lo studiano nelle scuole e non si è mai smesso di parlare o ricordare quel giorno anche pr persone che come me non erano nati. Per il dolore che è stato portato (come in tutte le guerre) in quell'attimo che uccise tante persone senza che se ne rendessero conto. Una bre ve descrizione :

"Con un devastante colpo al morale del popolo giapponese gli Stati Uniti attaccarono due città con armi nucleari: Hiroshima il 6 agosto 1945 e Nagasaki il 9 agosto. Più di 200.000 persone morirono come conseguenza diretta di questi due bombardamenti.."

 

Spikemet

Famiglia Imperiale dell'imperatore Akihito
Famiglia Imperiale dell'imperatore Akihito

Periodo Heisei (Attuale)

 

Nel 1989 morì Hirohito, a cui succedette Akihito. Il 1989 segnò una delle più rapide crescite economiche nella storia giapponese. Con uno yen forte ed un tasso di cambio con il dollaro favorevole, la Banca del Giappone mantenne bassi i tassi di interesse, dando vita ad un boom degli investimenti che fece salire il valore delle proprietà immobiliari a Tokyo di oltre il 60% in un anno. Poco dopo Capodanno il Nikkei 225 raggiunse il suo valore massimo di 39.000. Nel 1991 era ricaduto a 15.000 segnando la fine della "bolla economica" giapponese.

Lo scandalo Recruit del 1988 aveva già eroso la fiducia pubblica nel Partito Liberale Democratico che aveva controllato il governo del paese per 38 anni. Nel 1993 venne sconfitto da una coalizione guidata da Morihiro Hosokawa. Comunque la coalizione collassò perché i partiti che la componevano si erano riuniti semplicemente per sconfiggere il Partito Liberale Democratico e mancavano di una posizione unitaria su praticamente ogni argomento sociale. Il Partito Liberale Democratico tornò al governo nel 1996, quando aiutò ad eleggere il socialdemocratico Tomiichi Murayama come Primo Ministro.

Nel 1995 un forte terremoto colpì Kobe. Il 25 marzo di quello stesso anno terroristi del gruppo Aum Shinrikyo liberarono gas sarin nella metropolitana di Tokyo, uccidendo due addetti della JR ed un passeggero e intossicando gravemente oltre trecento persone.[1]

Il periodo Heisei ha segnato anche il riemergere del Giappone come potenza militare mondiale. Nel 1991 il Giappone versò miliardi di dollari per sostenere la Guerra del Golfo, ma motivi costituzionali impedirono una partecipazione o un supporto diretto. Sminatori vennero inviati come parte dello sforzo di ricostruzione. In seguito all'invasione dell'Iraq nel 2003 il gabinetto del Primo Ministro Junichiro Koizumi approvò un piano per l'invio di circa 1.000 soldati della Forza di autodifesa giapponese per aiutare la ricostruzione dell'Iraq, il più grosso invio di truppe oltremare successivamente alla Seconda guerra mondiale senza la sanzione delle Nazioni Unite.

Nel 1997 il Giappone fu duramente colpito dalla crisi finanziaria asiatica.